Thermotoga Neapolitana, il batterio che mangia i nostri rifiuti

La scoperta avvenuta a Pozzuoli, dove un team di ricercatori, studiano fonti di energia alternativa da anni, ma con il governo Berlusconi la ricerca ha avuto una battuta d’arresto. Oggi hanno ottenuto un finanziamento europeo che gli ha permesso di allargare l’entourage e migliorato il programma di ricerca, questo finanziamento però è ancora fermo nelle casse dello stato. Il “Thermotoga Neapolitana” (questo è il nome del batterio) è stato scoperto in una pozza calda del territorio vulcanico Flegreo, ed ha affascinato i ricercatori come nient’altro. La dottoressa Agata Gambacorta con il suo team ha scoperto questo microrganismo termofilo che è in grado di trasformare il glucosio presente nei rifiuti in idrogeno, e si pensa già ad un possibile impiego in una centrale di produzione elettrica su vasta scala.

Al momento al CNR (Consiglio Nazionale Ricerca) è già presente un prototipo di batteria cellulare in grado di alimentare luci LED e piccole lampade. Dunque il Thermotoga, sarebbe in grado, se posto in una centrale elettrica a biomassa invece che essere bruciato in un termovalorizzatore, di produrre quantità costanti ed elevate di elettricità e calore e dunque di risolvere 2 problemi, quello dell’energia e quello ambientale che flagella Napoli e provincia ormai da troppo tempo. Ma dal CNR precisano:” I rifiuti devono essere rigorosamente differenziati” infatti solo il famoso “umido” potrebbe essere dato in pasto al batterio per far si che questo produca idrogeno.

Un prototipo di accumulatore ad idrogeno è stato già costruito, ma è capace di alimentare solo batterie per cellulari ed altri piccoli oggetti di uso quotidiano, ma i ricercatori sono speranzosi per il futuro, vista la battuta d’arresto dal Ministro Tremonti, e grazie ai fondi europei si spera in balzi da gigante nella ricerca, come spiega anche la dottoressa Gambacorta :”Senza ricerca non c’è innovazione, non costringete i ricercatori ad andare all’estero. È un momento buio ed è un peccato in una terra che ha così tanto da offrire per ricerche all’avanguardia.”

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