No al Nucleare: si ribellano anche gli industriali

Il nucleare non convince proprio più nessuno! Difatti a scagliarsi contro il progetto -ancora in fase di attuazione- che mira a reintrodurre l’energia dell’atomo in Italia, non sono solo gruppi e le associazioni ambientaliste, ma bensì anche il cuore dell’economia nostrana come Imprenditori, manager e professionisti che, per sancire “il personale   rifiuto assoluto”, hanno deciso di firmare un appello curato da Kyoto Club al fine di incentivare lo sviluppo delle energie rinnovabili come alternativa al nucleare.

Un’iniziativa di tutto rispetto, questa, che fa ancora scalpore perché tra i primi nomi degli 800 firmatari emergono tre personaggi di rilievo quali: Pasquale Pistorio (colui che ha reso celebre e potente STMicroelectronics), Catia Bastioli (amministratore delegato di Novamont) e Gianluigi Angelantoni (amministratore delegato interessato insieme al gruppo Siemens nella produzione del solare termodinamico).

Secondo gli imprenditori in questione (e secondo una nutrita schiera di cittadini), la costruzione delle centrali nucleari gioverebbe esclusivamente “una piccola minoranza di società italiane” contribuendo così alla fuga di investimenti all’estero, una stangata questa per l’economia del Paese ancora piuttosto debole.

Secondo le stime, difatti, la produzione di energia elettrica attraverso il nucleare apporterebbe ben pochi benefici a noi cittadini e anche a buona parte degli industriali, anche perché some ben sappiamo sarebbe lo Stato, attraverso la fiscalità generale, e i consumatori attraverso l’esborso delle bollette, a cofinanziare il nucleare, ovvero un’ energia pericolosa, costosa e poco gradita dall’intera società.

Una scelta quella del nucleare, che oltretutto va in netto contrasto con l’andamento europeo, in quanto il 61 per cento della nuova potenza elettrica installata in Europa deriva esclusivamente da impianti alimentati da fonti rinnovabili, meno costose e ovviamente molto più pulite.

Perlopiù gli industriali stimano che l’intero programma nucleare del Governo richiederebbe un investimento di ben 80 miliardi con una inevitabile sottrazione di risorse ai vari comparti delle energie rinnovabili.

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