Le nanotecnologie sono sicure?

Le ” Nanotecnologie ” sono tecniche di manipolazione della materia a livello dell’atomo e delle molecole. Sono utilizzate per la fabbricazione di complementi nutritivi, film per plastiche alimentari, imballaggi, recipienti, oggetti per la cucina antibatterici, ma soprattutto per la trasformazione della carne. Oggi le ritroviamo anche in agricoltura, nelle bevande al cioccolato e anche nei prodotti alimentari destinati all’infanzia.

Allo stato attuale delle conoscenze non esiste alcuno studio che dimostri l’assoluta atossicità di prodotti ottenuti mediante l’impiego delle nanotecnologie.

Si evidenzia, difatti nel rapporto, come alcuni prodotti nanometrici non siano stati testati su quanto possa essere potenzialmente pericolosa l’impiego della nanotecnologia per la salute umana. E soprattutto non esiste nemmeno una legislazione in materia né in Europa né negli Stati Uniti, che ne definisca gli standard di utilizzo.

Nella tecnica alimentare nanoparticelle di zinco, argento, ferro, silicone vengono aggiunte ad alcuni alimenti (come bevande analcoliche, gelati, cioccolato, …) per consentire di essere commercializzate come alimenti salutari per la riduzione di grassi, carboidrati calorie o al contrario per l’aumento di proteine, o vitamine, oppure si impiegano per un packaging che allunghi la vita dell’alimento conservato, oppure vengono usati per la produzione di esaltatori di colore e gusto, oppure per lo sviluppo di additivi in grado di cambiare colore e gusto per adattarsi alle esigenze dietetiche del consumatore. Si usano le nanotecnologie anche per i film protettivi, invisibile all’occhio umano, applicati sugli alimenti, per non parlare delle modificazioni fatte in campo agricolo tra fertilizzanti e pesticidi.

Un rapporto un po’ datato, intitolato “Dal laboratorio alle nostre pietanze : le nanotecnologie nell’alimentazione e nell’agricoltura” già denunciava, quando fu pubblicato nel 2008, l’esistenza di oltre 100 prodotti agricoli e alimentari, attualmente in vendita nell’Unione Europea e sui mercati internazionali, contenenti nanomateriali o fabbricati attraverso nanotecnologie. Il timore sollevato in questo rapporto riguarda la connessione che si è rilevata in alcuni studi, tra l’uso delle nanoparticelle e l’aumento di alcune malattie come la sindrome di Chron o le disfunzioni del sistema immunitario. Malgrado i timori sollevati sui nanomateriali a causa dei loro rischi connessi alla tossicità, i cittadini già li consumano senza avere piena coscienza del fatto di una loro presunta pericolosità o meno. I nanomateriali sono ancora manipolati senza alcuna protezione e i legislatori sono al traino di una industria in piena espansione. In effetti il rapporto denunciava che «Nell’Unione europea, come altrove, i regolamenti e le leggi sono totalmente indatti alle proprietà particolari dei nanomateriali» e chiedeva di mettere mano ad una serie di regole che colmassero il vuoto legislativo, che fossero complete e basate sul ”principio di precauzione“.

Alcune nanotecnologie nel tempo si sono rivelate dannose per la salute creando gli stessi effetti nocivi dell’amianto. Molti centri stanno studiando gli effetti dei nanomateriali e delle nanoparticelle. Il Project on Emerging Nanotechnology studia i problemi sanitari legati all’utilizzo delle tecnologie dell’ultrapiccolo. Secondo gli studi delle Università di Edimburgo e Aberdeen che rientrano nel suddetto progetto, alcuni nanotubi di carbonio provocherebbero il mesotelioma se presenti in sufficienti quantità. I ricercatori sottolineano che gli studi hanno messo in evidenza questo aspetto a seguito di una iniezione diretta nei polmoni di frammenti di nanofibra. Non è ancora noto, tuttavia, se la formazione di tumori avvenga allo stesso modo anche tramite inalazione. Oltretutto sarebbe complesso sapere se il tumore si sia sviluppato a seguito del filamento incriminato o per altri motivi in quanto potrebbero passare anche decenni tra l’inalazione e lo sviluppo della forma tumorale. Gli scienziati si dicono tuttavia fiduciosi in quanto hanno scoperto che i nanotubi corti ed ondulati non produrrebbero, a differenza dei filamenti lunghi e sottili, queste problematiche. Sarebbe possibile quindi rendere questa tecnologia (come le le altre studiate) non pericolosa per la salute, consentendo lo sviluppo delle nanoscienze, che secondo tutti ormai rappresentano il futuro della ricerca.

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