Economia del Recupero: riciclare per risparmiare

La crisi economica, l’aumento dei costi e la divulgazione di una nuova e necessaria consapevolezza ambientale. Sono questi i fattori principali che hanno contribuito alla creazione di una vera e propria “Economia del Recupero“, che sta trovando ampia diffusione anche in Italia. Non si tratta solo di una nuova strategia commerciale, messa a punto per far fronte alla forte pressione fiscale che sta mettendo in ginocchio le imprese del nostro Paese, ma ance di una indispensabile tendenza dettata dall’esigenza di “alleggerire” l’ambiente dalle tonnellate di rifiuti prodotti dalla cultura consumistica che ci caratterizza.

Nonostante l’Italia sia in netto ritardo rispetto al resto dell’Europa, lungo tutto lo stivale si è sviluppato il concetto di impresa del riuso e del riciclo, caratterizzato dalla raccolta e dalla vendita di tutto ciò che è usato. Di recente, infatti, oltre 3000 esercizi commerciali italiani hanno deciso di intraprendere questa strada, occupandosi della commercializzazione di oggetti usati, principalmente di mobili e e antiquariato, di abbigliamento (soprattutto vintage) e di libri.

Le regioni che meglio interpretano questa innovativa tendenza sono la Lombardia (con 489 imprese attive, circa il 15% dell’offerta nazionale) seguita da Lazio (448, quindi circa il 14%) e Toscana (con 389 aziende, il 12% del totale).

Dare nuova vita ad oggetti usati e destinati a diventare rifiuti, inoltre, favorisce la crezione di nuovi posti di lavoro. Infatti sempre più imprese sociali del riuso e del riciclo decidono di dare un’ulteriore possibilità a persone a rischio povertà, con problemi mentali, ex detenuti, disabili, investendo sulle loro potenzialità e realizzando articoli messi sul mercato a prezzi a dir poco accessibili.

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